L’amico Luca ci ha inviato questa testimonianza da lui scritta appena congedato.
I Presidi durante la Guerra del Golfo e l’impiego del Battaglione.
Dopo l’invasione del Kuwait dell’agosto 1990 da parte dell’Irak, le forze della coalizione Onu, guidate da Usa, Gran Bretagna, e decine di altri paesi, si stanno concentrando sul confine fra Arabia e Irak per intervenire.
In Italia, in previsione dell’ inizio delle operazioni militari di terra, viene deciso di utilizzare l’Esercito per presidiare obbiettivi sensibili, come aeroporti, dighe, centrali elettriche e di smistamento.
I Lupi sono in prima linea e la Caserma Gonzaga, sede del battaglione, viene messa in allarme il 10 di Gennaio 1991.
La mattina di messa in allarme, è viva nei miei ricordi. Alle 6.00, in anticipo rispetto il solito orario, si accendono le luci della compagnia e il S.Ten Trocchi ci sveglia urlando che da adesso siamo in allerta pronti per essere chiamati ad un non meglio precisato impiego.
“Giù dalle brande, mettersi in verde e adunata nel locale antistante la Fureria”. Di quella mattina mi ricordo che non ci furono tentennamenti o richieste di spiegazioni. Tutta la nostra ala che conteneva 8° scaglione della CCS, scese dalle brande velocemente e si mise in verde, sotto gli occhi sorpresi e perplessi dei militari aggregati per la partecipazione al corso di istruzione per l’incarico 30°.
Questi ultimi infatti non erano stati coinvolti nell’allerta.
Senza tanti preamboli vengono lette le lista dei militari (o meglio dei Lupi) che devono prepararsi e io sono incluso, insieme alla maggior parte dei 8° scaglione e parecchi del 5° e 2°.
Andiamo nei magazzini per ritirare lo zaino, il sacco a pelo, e gli altri materiali di ricambio. Inizia l’attesa. Sono incluso in un plotone comandato da un giovane S.Tenente della 1a Compagnia che è intimorito quanto noi. Ci dice di tenersi pronti con zaino e indumenti di ricambio.
Per un paio di giorni non ci furono novità e l’attesa trascorse tranquilla. Un pomeriggio però mentre stavamo uscendo in libera uscita, l’Ufficiale di Picchetto ci blocca rimandandoci in Compagnia e dicendoci di rimettersi in verde perché il Battaglione era in prontezza e stava per essere impiegato.
Via di corsa a prendere la mimetica e poi in armeria. Qui cominciamo a preoccuparci. Dobbiamo ritirare, Fal, MG, le maschere NBC con filtri operativi, ma anche casse di munizioni, giubbetti antiproiettile ed elmetti in Kevlar. Dalle armerie di compagnia vengono tirate fuori anche attrezzature mai viste e questo comincia a preoccuparci. Infatti gli ufficiali ritirano visori notturni I.L., che come militari di leva non avevamo mai visto. Ritiriamo tutto ma fra noi aumentano le perplessità. Nessuno ci dice cosa stiamo facendo e dove dovremo andare. Nel cortile vengono preparati centinaia di sacchetti di sabbia.
Continuiamo a non sapere ma dobbiamo restare pronti, con zaino pronto per stare fuori 4/5 giorni. Sono ormai le 11 di sera quando ci viene annunciata una adunata nel campo sportivo, interno alla caserma. Tutti i plotoni armati si riuniscono dietro l’ufficiale di riferimento.
Al buio, al freddo, armati, con gli zaini, attendiamo notizie. Come prima aliquota siamo almeno 250. Arriva il Comandante di Battaglione, Ten. Col. Castellari e i reparti fanno un “presentat’arm” seguito da un urlo “Lupi”, fortissimo,che squarcia il buio e il silenzio della nottata.
In quel momento eravamo veramente un gruppo unito.
Il Comandante di Battaglione ci dice che saremo chiamati a presidiare obbiettivi sensibili della zona di Firenze. Le regole di ingaggio sono chiare e in caso di minaccia o di intrusione, dopo gli avvertimenti di rito, siamo autorizzati a sparare.
Gli obbiettivi che il Battaglione deve presidiare sono: Le Officine Galileo a Campi Bisenzio, La Sma a Soffiano, la centrale Enel di smistamento a Casellina, la Centrale Enel di smistamento a Tavarnuzze, la centrale di trasmissione di Poggio Incontro, la Sede Rai di Firenze, un deposito di carburanti a Calenzano
(dove fra l’altro si verificherà l’unico tentativo di intrusione e un Lupo ha sparato a titolo di avvertimento e intimidazione).
Ormai in allarme, pronti per partire, ci viene assegnato un camion su cui carichiamo sacchetti di sabbia, armi, cassette di munizioni e alle 03.15 del 16 gennaio 1991, una macchina dei carabinieri ci scorta nel buio attraverso le colline di Scandicci. Dopo meno di mezz’ora spuntano le luci della Centrale Elettrica di Tavarnuzze. Iniziano i “Presidi” uno dei tanti esempi di operatività che ha caratterizzato il nostro Battaglione.

