Dal Diario del Capitano Orfeo Lucchini (classe 1898)
Ragazzo del 78° R.F. Brigata Lupi di Toscana (pag 78)
“Dalle ricognizioni eseguite scorgo ammassamenti di truppe nemiche ai piedi del Valbella, a fondo Valle di Buso, Campanelle e Ronchi, sui costoni delle Melette di Gallio fino alla cima del Monte Fiore. Cio’ denota un prossimo attacco nemico in forze. Di fatti un nutrito fuoco di artiglieria giunge sul nostro settore ed anche su quello del Monte Grappa, visibile a distanza per i lampi e gli scoppi.E’ il 23 dicembre 1917, all’alba i Fanti sono in attesa dell’attacco.Cessa il tuono dei cannoni, cantano le mitraglie, e i fucili; inizia l’attacco; il nemico si butta disperatamente nella lotta. Brucia il Valbella, arde il Col del Rosso. Nella mischia dura ed accanita cadono i primi soldati; essa continua rabbiosa per tutta la mattinata su tutta la zona di Zaibena, Stoccaredo, Sasso e sul monte.Il terreno scosceso è conteso passo per passo, il numero dei feriti e dei morti aumenta continuamente, le perdite da ambo le parti sono elevate. Con dolore constato che anche il mio Capitano Tosatti, il collega Scarimboli sono colpiti a morte, altri soldati ed Ufficiali del Reggimento pure giacciono sul terreno immobili; fra questi anche il valoroso bergamasco Capitano Coeta, Comandante di Compagnia. Nel pomeriggio l’urto va degradando, si spegne; esso è contenuto dall’eroismo dei nostri soldati, che con il loro sangue e sacrificio hanno annullato le speranze nemiche di scendere nella pianura vicentina, a compromettere la resistenza delle truppe italiane schierate sul fronte del Piave. Quella vigilia di Natale, piena di eroismi, è una giornata decisiva: il campo di battaglia è seminato di feriti e di morti, è arrossato dal sangue, la morte vi regna imperiosa. A sera i feriti vengono raccolti e portati nella vecchia chiesetta di Stoccaredo, ove i medici e gli infermieri prestano loro le prime cure.E’ calata la notte: ritorna il silenzio su quelle posizioni ove il nemico è stato sbaragliato. Vi resterà ancora per alcuni mesi, sino a quando la abbandonerà, totalmente, esausto e disfatto, nel novembre del 1918.”
La difesa di Col del Rosso, fu una carneficina per il reggimento che rischiò di essere annientato. Gli effetti devastanti della battaglia di natale del 1917 sono riportati nell’ordine permanente n. 110 del 31 dicembre 1917, dove sono indicate le perdite degli ufficiali morti sul campo.

E’ interessante notare la rettifica postuma del Ten. Callin (della 1137 comp. mitraglieri), dato per caduto sul campo e che invece sottolinea:
“Erroneamente indicato per caduto mentre fui fatto prigioniero. Tutti quelli che mi precedevano nello slancio, caddero, a pochi metri, di distanza da me. Callin”.
Il sacrificio del 78°, durante la battaglia di natale del 1917, non fu vano, ma contribuì a rallentare l’impeto dell’attacco delle forze Imperiali, che non riuscirono a dilagare nella pianura Veneta. Si riporta il documento del Ten. Callin, letto durante una commemorazione di quei fatti e che si conclude in un ulteriore riconoscimento del valore dei fanti della Brigata Toscana da parte del nemico.

Ringraziamo Silvio Agostini per aver diffuso questi preziosi documenti, che ci spingono ulteriormente a non dimenticare il sacrificio degli uomini e dei caduti della Brigata “Lupi di Toscana”.