1915-2015: 100 ANNI DALLA CONQUISTA DEL MONTE MELINO

6 Ago , 1915 - STORICO

LA NASCITA DEL MITO DEI LUPI

1915 Valle del Chiese.
II reggimento inizia la costruzione di una potente linea di trincee che divennero poi per tutta la guerra la difesa contro gli attacchi nemici, per tutta la provincia di Brescia. Comincia così la dura, accasciante, terribile vita di trincea, aggravata assai spesso dall’imperversare degli elementi che, oltre a causare il naturale disagio, trasformano in un lavoro di Sisifo l’aspra opera dei fanti.

E’ giusto sia qui ricordato il Cap. Maggiore Casalini della 12a compagnia che incaricato di un compito difficile oltre la nostra linea, rimase assente per quasi 3 giorni , e ritornò ferito, con preziose informazioni. Per poco mentre sta per rientrare ad una nostra piccola guardia, non è colpito da una nostra sentinella (Malmason Basso: Agosto 1915).

Ma dopo qualche mese di rude travaglio viene deciso, dalle Autorità superiori, di compiere un’azione per impadronirsi del Monte Melino che si erge pauroso e imponente, nella sua folta vegetazione di pini e con le sue rocce lisce quasi a picco, dinanzi alle nostre posizioni; il fante sa che fino a che il Monte Melino è in mano degli austriaci la sicurezza della linea di difesa è poca; di lassù essi possono , quando vogliono, rovinare a colpi di cannone le nostre opere e i nostri lavori: prendere quel dente è necessario per il mettervi i nostri posti e cacciare giù nella buia Val Daone in nemico.

Durante la preparazione, il Sottotenente Cesareni si offre per riconoscere le difese del Monte Melino. Avvistato presso la sommità del monte un grosso trinceramento vuol vederne la vicino la consistenza: preso di mira alla distanza di pochi metri dalle sentinelle austriache e ferito da un colpo sparatogli da un ufficiale, risponde al fuoco uccidendo quest’ultimo e rientra con tutti i suoi uomini nelle nostre linee. L’azione è decisa per il 18 Ottobre.

All’alba sei compagnie del 78° ( la 2a, 3a, 6a 12a , un reparto zappatori del 78°, una sezione da 70 mont. ed un plotone della 10a comp. Minatori, che formano lo scaglione d’attacco, e le comp. 7a e 8a in riserva) partono dai Prati di Mangio e su due colonne puntano verso i lati ovest(la 12a , 2a comp. reparto zappatori e mezzo plotone minatori) e sud (6a e 3a comp. e mezzo plotone minatori), del pianoro fasciato da larga zona minata, irto di profondi reticolati, solcato da trincee munite di numerose mitragliatrici. La sezione da 70 mont. agiva da malga Pissola. Eventualmente avrebbe potuto essere impiegato il 1°Btg del 77°. Le artiglierie austriache battono senza tregua le colonne attaccanti e le retrovie , ma l’avanzata della colonna ad ovest– interrotta da opportune soste- prosegue decisamente. Per oggettive difficoltà del terreno, l’avanzata della colonna di destra fu alquanto ritardata, venne percio’ a mancare la sorpresa. I reparti del 78° riuscirono ugualmente a portarsi quasi a contatto dei reticolati austriaci; ma poi per il tiro violento dell’artiglieria furono costretti a retrocedere. L’azione fu ripresa il 19. Assunse il comando del nucleo d’attacco il comandante del 78° (Ten Col. Evangelisti). Venne deciso di tentare lo sfondamento dal lato ovest (con la colonna formata dalla 12a, 2a, 7a ) e il 1° del 77° in appoggio.

Questa, alle ore 16, raggiunse il margine del bosco sulla falda ovest del Melino, e a notte , con la 12a compagnia in testa (comandata dal ten. Ottorino Bonini), giunse a circa 70 metri dai reticolati austriaci. Alle 5 del giorno 20 Ottobre, la 12a comp., riuscita a fare breccia nei reticolati, sotto il fuoco nemico, vi penetrano a stento carponi, poi di scatto alle ore 8 balzano nelle trincee con la baionetta in pugno, seguita da 2 plotoni della 7,ne sgominano i difensori e si impadroniscono della temuta vetta. Qui i fanti della brigata hanno il battesimo del gloriosissimo nome di guerra: il nemico, sgomento, ha visto i nostri salire il monte e arrampicarsi, sotto il fuoco delle artiglierie, fra i pericoli dei proiettili e dei luoghi scoscesi, lanciarsi di roccia in roccia, irrompere fra i reticolati sotto il flagello dei fucili e delle mitragliatrici, arrampicarsi sui piu’ difficili punti per scovare gli ultimi difensori; l’austriaco che ha visto tutto questo, è preso nello stesso tempo da terrore e meraviglia e i fuggiaschi sbigottiti gridano “i lupi” e i prigionieri balbettano “i lupi ! i lupi !”. L’eroico appellativo, rimase per tutta la guerra, e fu ripetuto piu’ volte dal nemico. E’ sintesi di coraggio e di forza e fu consacrato dal Duca D’ Aosta il 29 luglio 1917, quando lesse alla Brigata l’ordine del giorno n° 78 del Comando della 3a Armata .

Nella conquista del Monte Melino, comandava il Reggimento il Colonnello cav. Alfredo Evangelisti. Fra le ricompense assegnate ai militari del reggimento per la brillante azione, sono degne di menzione quelle al Tenente bergamasco Ottorino Bonini, promosso sul campo Capitano, al soldato Stefani Attilio (medaglia d’argento), Sottotenente Cusenza Francesco, gravemente ferito (medaglia di bronzo).

Tra la fine del 1915 e il principio del 1916 il reggimento rimane nello stesso settore della Valle Chiese nella consueta terribile vita di trincea in cui è necessaria tutta la ferrea e l’eroica costanza dei nostri fanti.

Fonti :
Memorie storiche del 78° Rgt Fanteria Lupi di Toscana;
estratto dai numeri-40-42-43. Anno III, Aprile, giugno Luglio 1925 da “La rivista di Bergamo”.

A margine del resoconto non possiamo che ribadire di quanto l’Associazione Lupi di Toscana di Firenze sia onorata di aver ricevuto in consegna l’uniforme da Ten Colonnello del Lupo, conquistatore del Monte Melino, Ottorino Bonini

La notizia della conquista del Monte Melino è riportata, a caratteri cubitali, in prima pagina e come prima notizia sul Corriere della Sera del 22/10/1915, a conferma dell’importanza del  caposaldo e dell’azione compiuta.

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